Rifletto sul senso del mio viaggio, non di quello appena concluso – ma riferito alla vita in generale – e mi vengono spontanee alcune considerazioni: l’aspetto più coinvolgente di tutta la faccenda sono le centinaia di persone che mi scrivono.

Da un lato mi spaventa, non lo nascondo: sentirmi dire “sei un esempio” è una bella responsabilità; per contro mi sento gratificata, perché significa che sono riuscita a trasmettere una parte di me stessa e di quello che provo viaggiando.

Avercela fatta nell’intento di smuovere le paure, dimostrando “sul campo” che si può viaggiare nonostante le difficoltà che la malattia ti sbatte in faccia, è un grande risultato.

Sono tantissime le persone che mi scrivono chiedendomi informazioni sull’accessibilità dei luoghi che visito, altre che vorrebbero viaggiare con me, soprattutto disabili.

Ecco, questo era il senso del mio lungo viaggio: destare l’attenzione di amici, abili o diversamente abili, non fa alcuna differenza, che avessero voglia di continuare a guardare oltre i confini della paura.

Facile? No, non è per nulla facile. E ci sono i momenti di sconforto, di vuoto e paura.

Però poi ti alzi la mattina e ti rendi conto che c’è ancora tanto da fare, un sacco di posti da vedere, persone da conoscere, e allora ti chiedi: perché non provarci? Ne vale la pena, per quanto sia profonda e dolorosa, la pena. C’è sempre una motivazione per cui “Vale la pena”, anche sentire il fruscio delle onde senza potersi tuffare. – Simona




Che la forza sia con te! Sempre! Grande donna coraggiosa! Un abbraccio. Doni.
Sei una persona fantastica!