“Il mio Marocco” è stata un’esperienza unica, densa di significati, anche se non avevo tante aspettative perché si trattava di un viaggio organizzato all’ultimo momento. Sapevo solo che sarei arrivata a Marrakech e che sarei poi ripartita da Tangeri, quello che accadeva nel mezzo sarebbe stata una sorpresa, lasciandomi come al solito trasportare dagli eventi e dagli incontri.
Era da tempo che avrei voluto rimettermi in viaggio ma non avevo nessuno disposto a partire con me, e quindi sui social ho sparso un po’ la voce e, alla fine Giulia, la figlia di un’amica che vive in Australia si è offerta volontaria. Dopo svariate suppliche ho coinvolto anche mio nipote Valerio e infine si è aggiunta anche Maria Cristina, autrice e regista Rai che, dopo avermi conosciuta per altre ragioni, ha deciso di condividere con noi questa esperienza.
Da più di un anno ero in “astinenza da viaggio”. È vero che dopo Miami e Tenerife sono stata più volte in Sicilia e a spasso per l’Italia, ma avevo bisogno di tornare a spingermi più lontano. Il Marocco lo sognavo da tempo, l’avevo proposto due anni prima ai miei nipoti ma poi non sono riuscita a metterli d’accordo. Per trovare compagni di viaggio ho dovuto spargere la voce e infine il 9 marzo siamo partiti.
Il volo
La prenotazione del volo di andata l’ho fatta con Wizzair, destinazione Marrakech, il rientro invece da Tangeri per Roma con Ryanair. Poiché andavamo incontro al Ramadan i costi sono stati abbastanza economici, tanto che per andata e ritorno incluso bagaglio a mano da 10 kg più un altro zaino, la spesa è stata di 110 € a persona. Non ho voluto prenotare nient’altro perché, come ho detto, non sapevo quanto sarei rimasta in ogni luogo; quindi, ho preferito seguire un po’ il mio istinto da viaggiatrice.
Noleggio auto
Giunti all’aeroporto di Marrakech abbiamo noleggiato una Dacia, un’auto abbastanza grande e con bagagliaio capiente. Il costo è stato di 500 € per 10 giorni con la formula same to same, in sostanza ce l’hanno data quasi a secco e così l’abbiamo riconsegnata. Il primo pieno e stato di 60 € circa con i quali abbiamo viaggiato per i sei giorni successivi macinando centinaia di chilometri.
Marrakech
Avevo prenotato una sistemazione accessibile solo per la prima notte, ma quando siamo arrivati al Oranger Family House c’è stata la sorpresa: un piano di scale che ovviamente in sedia a rotelle era impossibile affrontare anche se la sistemazione era spaziosa e carina. Così i proprietari della struttura, dopo essersi resi disponibili per trovarci un altro alloggio, visto che il posto ci piaceva si sono consultati con mio nipote e hanno deciso che ci avrebbero aiutato ogni volta a salire e scendere le scale. L’accoglienza è stata determinante, a cominciare dalla moglie del titolare Rachid che ci ha subito coccolati con squisiti biscotti locali e tè caldo, poi ci ha portato anche dei frittini deliziosi. Il giorno seguente le abbiamo chiesto se avesse potuto cucinare un piatto tipico, il tajine, per noi e abbiamo quindi scelto di rimanere per due notti a Marrakech. Il costo totale è stato di 200 euro per due notti per 4 persone inclusa la cena.
La temperatura di giorno era piacevole, con il sole, però la sera faceva freddino e tirava vento, ma eravamo abbastanza affamati e quindi abbiamo deciso di mangiare in un chioschetto nel centro della Medina. Ovviamente come prima pietanza abbiamo optato per un couscous alle verdure. Il giorno successivo abbiamo deciso di fare una bella colazione a casa e poi abbiamo prenotato l’ingresso ai Giardini Majorelle, degli spazi verdi abbastanza grandi, con tantissime piante differenti, che prendono il nome da Jacques Majorelle, un pittore francese che si stabilì a Marrakech nel 1919. Inizialmente i giardini servirono soltanto al pittore come fonte d’ispirazione ma, nel 1947, furono aperti al pubblico. Dal 1980, i Giardini Majorelle sono divenuti proprietà di Yves Saint Laurent che ne aveva fatto la sua dimora e luogo dove sono state sparse le ceneri. Se vi piace l’arte islamica, all’interno dei giardini potrete visitare un piccolo museo.
Intanto abbiamo fatto un altro giro per la Medina dove abbiamo incontrato un uomo che ci ha scarrozzato facendoci scoprire diversi angoli nascosti. I Riad più belli di Marrakech purtroppo non erano tutti accessibili alla sedia a rotelle, anche se alcuni avevano le stanze al piano terra e devo dire che erano molto belli.
Rabat
Il terzo giorno siamo partiti con destinazione Rabat. Eravamo indecisi se fare un salto a Casablanca, però poiché già dovevamo percorrere 200 km con i nostri tempi condizionati dalle frequenti “soste pipì” e dalla ricerca di un alloggio, abbiamo preferito andare diretti verso Rabat dove siamo arrivati la sera. Ci siamo fermati direttamente nella Medina, brulicante di vita, per cercare un Riad come alloggio in quanto non avevamo ancora idea di dove andare a dormire. Come già capitato a Marrakech, i Riad però hanno quasi tutti le scale. Nel frattempo, le diverse telefonate fatte lungo il tragitto hanno dato esito positivo e quindi, con l’aiuto di alcuni ragazzi che studiano all’università di Rabat conosciuti attraverso il passaparola (l’amico di un amico marocchino che vive in Italia) siamo riusciti a trovare sistemazione al My City Suites & Apartment. Il prezzo è stato di 150 euro per 2 notti per 4 persone in un appartamento accogliente e nuovissimo, con due bagni, accessibile, all’interno di una struttura moderna con garage.
Fes
La mattina del 13 marzo siamo partiti con destinazione Fes, anche questa volta senza alcuna idea di dove avremmo alloggiato. Tramite booking avevamo dato un’occhiata alle diverse opzioni, ma per evitare di fare prenotazioni in anticipo per poi ritrovarci di fronte ad alloggi inaccessibili, abbiamo preferito arrivare sul posto. Come in tutti i luoghi c’è sempre il buono e il cattivo e qualcuno che vuole approfittarsi di te. Arrivati nel parcheggio vicino alla Medina, un uomo che sembrava volerci aiutare ci ha consigliato di seguirlo perché, a suo dire, il Riad che avevamo adocchiato non sarebbe stato accessibile per me. Quindi è salito in sella al suo motorino e abbiamo provato a seguirlo ma ci siamo resi conto che stavamo andando fuori dalla città di almeno di 5 km. Quando ha finalmente parcheggiato, mio nipote è andato a vedere il Riad che voleva proporci a 50 € a persona a notte. Il mio sesto senso mi diceva che non sarebbe nemmeno valsa la pena di scendere dalla macchina.
Ci siamo allora fermati a un McDonald’s e tramite booking ho adocchiato il Riad Mahrez: 160 euro per due notti per quattro persone. Situato vicino all’entrata della Medina, non proprio nel centro ma in un luogo tranquillo dove è stato anche facile parcheggiare. Per fortuna sono riuscita a risalire al numero di telefono dell’host e quindi senza fare una prenotazione ci siamo accertati dell’effettiva accessibilità. A proposito dei McDonald’s, per me rappresentano una sicurezza: in qualsiasi città del mondo mi trovi so che i bagni per le persone con disabilità sono effettivamente accessibili. Tornando al Riad era grandissimo, con 11 posti letto e 3 bagni. Probabilmente il prezzo conveniente era dovuto anche al fatto che eravamo in pieno Ramadan e i turisti scarseggiavano, ma viaggiare low cost significa anche saper approfittare delle condizioni favorevoli che si presentano per varie ragioni.
Dopo esserci sistemati siamo subito andati in giro per i vicoletti di questa antica città e ci siamo fermati, anzi, ci hanno fermato per farci visitare il Riad Salam: spettacolare, elegantissimo. Abbiamo scattato qualche foto all’interno e alla fine abbiamo deciso di concederci un aperitivo rigorosamente analcolico, per cui tè e qualche succo di frutta e dopo aver raccolto informazioni su questo Riad abbiamo proseguito il nostro giro fino a tornare vicino a casa dove abbiamo cenato con couscous in un piccolo locale.
La mattina di buon proposito ci siamo svegliati presto, pronti per andare a perlustrare la città con destinazione le antiche concerie. Dopo nemmeno 100 metri di percorso abbiamo incontrato Asseade, un ragazzo di 25 anni che, quando ha visto Valerio spingere la mia carrozzina per le piccole vie, ha deciso di dargli una mano facendoci anche da cicerone fino a raggiungere le terrazze della conceria. Si è trattato di una vera impresa, abbiamo dovuto lasciare la sedia a rotelle parcheggiata fuori da una bottega dalla quale, attraverso una scalinata, avrei potuto raggiungere il terrazzo. Poi c’è stato chi mi ha preso per le gambe e chi per le braccia e mi hanno caricata di peso fino a sopra e fatta accomodare su una panchina per ammirare le vasche di colori nelle quali vengono tinte le pelli, tenendo però le dita ben strette a chiudere il naso per il forte odore.
Valerio e Cristina hanno fatto acquisti, un portafoglio e uno splendido zaino in pelle di cammello, io mi sono limitata a guardare seduta su una poltrona a pouf imbottito. Infine ci siamo nuovamente armati di coraggio tutti e tre. Sì, perché anche per me – nonostante apparentemente non facessi alcuno sforzo nel farmi portare in braccio su quelle strette scale – non è stato facile assorbire gli scossoni della discesa. Tornati di nuovo in strada si sentiva nell’aria un buon profumo di erbe aromatiche e Asseade mi ha fatto scendere in un’erboristeria dove, gentilissimi, ci hanno fatto rifocillare offrendoci un tè. Alla fine, non mi sono tirata indietro nella compera di tè, olio d’argan, balsamo per i dolori e un olio profumato. Ormai avevamo imparato che contrattare sul prezzo è quasi un rito, così dopo una lunga trattativa siamo andati via solo dopo esserci accordati per la metà del prezzo che ci avevano proposto inizialmente.
Strafelice per la bellissima esperienza appena vissuta, siamo tornati nel Riad per riposarci un po’ e la sera, per evitare di andare in giro a cercare luoghi dove mangiare, avevamo chiesto al proprietario di casa di prepararci la cena. Quando si sta bene il tempo vola in fretta, Fes è una città che merita almeno 4-5 giorni di permanenza e i nostri due sono volati in un batter d’occhio e poiché nel programma c’erano ancora Chefchauen e Tangeri ci siamo rimessi in viaggio.
Base a Tangeri e visita a Chefchauen
Partiti al mattino da Tangeri, dopo un’ora e mezza di viaggio siamo arrivati a Chefchauen dove abbiamo potuto parcheggiare all’ingresso della città in uno spazio riservato alle persone con disabilità. Lì siamo accolti da delle tante persone che bazzicano in attesa di turisti, molto gentile e disponibile ad accompagnarci lungo le vie del paese per evitare tutte le scale che altrimenti avremmo incontrato. Questa cittadina dipinta di blu, ritenuta una bomboniera del Marocco, non potevamo perdercela.
Durante la visita il nostro accompagnatore ci trasmetteva continue emozioni raccontandoci la città blu, dove per ogni barrio doveva esserci necessariamente un panificio, un asilo e una fontana con acqua potabile. Ovviamente non potevano mancare le tappe per far visita ad alcuni negozi “convenzionati” con la nostra guida, anche solo per farvi visita, e non ho potuto tirarmi indietro nel comprare un telo fatto con il telaio antico. Per l’ora di pranzo ci è stato consigliato un ristorante sempre nel centro storico; niente male, ma naturalmente tutto è molto turistico ed è stata l’occasione per scatenarci – da veri turisti – con le foto. Alla fine mi sono resa conto che è stata una scelta felice quella di non aver prenotato per trascorrere la notte a Chefchauen in quanto si tratta di una cittadina che, pur meritando una tappa, è visitabile in poche ore. Inoltre, proprio per la caratteristica conformazione dei vicoli tipicamente andalusi, non è accessibile alla sedia a rotelle per la presenza di moltissime scale difficilmente superabili se non accompagnati da braccia forti.
Tangeri si affaccia sul mare ed è molto simile ad una città europea, molti parlano lo spagnolo. La Medina è tutta in salita e il primo giorno ci siamo persi nel coloratissimo mercato centrale che odorava di frutta e verdura. Abbiamo fatto molti acquisti “culinari” tra dolcetti tipici, verdure e pesce fresco con l’idea di cucinare a casa, un appartamento in un palazzo residenziale con parcheggio riservato in garage a due chilometri dal centro. Ask appartament family è stata la soluzione ideale, un appartamento nuovissimo all’ottavo piano con due bagni, doccia accessibile, due camere da letto, cucina e salotto al costo di 278 euro per 4 notti per 4 persone. Nota: molto spesso c’era un gradino per entrare in bagno, ma forse io ho una visione flessibile dell’accessibilità in quanto sono sempre accompagnata perché da sola non posso fare nulla, ma mi rendo conto che una persona che viaggia in solitaria avrebbe difficoltà.
Considerando che ci siamo arrivati di sera, in realtà abbiamo potuto girare la città per due giorni interi in quanto il quarto giorno era fissata la partenza e ci siamo alzati all’alba. Tangeri ci ha riservato l’esperienza più caratteristica con una cena, anzi, dalle nostre parti la chiamerebbero “apericena” dato che erano le 18:00. Appena è tramontato il sole siamo stati ospiti della famiglia di uno dei ragazzi che ci avevano aiutato a trovare alloggio a Rabat. La mamma ha voluto deliziarci con varie tipiche pietanze, dalla zuppa al pesce, amlou – una crema di mandorle tritate con miele e argan – e poi dolci di ogni tipo con cui mio nipote Valerio e i due ragazzi che mi hanno caricato in braccio per tre piani di scale hanno potuto recuperare le energie.
Passeggiando al mercato nella Medina, in vista della ripartenza, ho speso i miei ultimi dirham comprando due bellissime borsette di pelle. I prezzi di Tangeri li ho trovati molto più competitivi rispetto a quelli di Fes, o forse ormai eravamo diventati esperti nell’arte del contrattare e dopo aver potuto passeggiare a lungo per la città abbiamo fatto gli acquisti migliori.
Concludendo, credo di aver fatto bene a dare retta al mio istinto, senza ascoltare quanti mi sconsigliavano di visitare il Marocco durante il periodo del Ramadan. Ho potuto visitare luoghi non affollati a prezzi vantaggiosi, scoprendo città sicure e pulite con persone sempre disponibili ad aiutare e a dare indicazioni. Purtroppo le barriere architettoniche esistono ovunque, l’importante è abbattere quelle mentali e poi, come ho sempre sostenuto, ritengo che l’accessibilità sia fatta soprattutto di persone. Ne è valsa la pena.


