La base è stata Santiago, dove mi trovavo da una settimana per lavoro e non ho resistito all’idea di posticipare il rientro prolungando la permanenza. Il volo di ritorno in Italia non era ancora stato prenotato in quanto la data sarebbe dipesa dai tempi necessari per portare a termine gli impegni lavorativi. Ci avevo già fatto un pensierino durante il volo di andata sorvolando le Ande, ma ora toccava organizzarsi per essere pronta a partire verso la Terra del fuoco. Mi rimangono due settimane a disposizione per visitare la Patagonia e tornare indietro.

La prima tappa è stata Valparaiso che ho avuto modo di visitare con un gruppo di colleghi. La coloratissima meta, una bomboniera patrimonio dell’Unesco, è la seconda città portuale del Cile: adagiata su più di 45 monti collegati tra loro da stretti e scoscesi vicoletti, scalinate, mezzi pubblici, ascensori e infine le funicolari che sono una vera e propria attrazione. La regione è disseminata di vigneti e molto rinomata per i vini. Non potevo mancare di far visita alla casa di Pablo Neruda la Sebastiana, divenuta museo, situata nel cerro Bellavista, che nutre di una vista spettacolare sulla baia del porto. Rientrata a Santiago ho lasciato i miei colleghi di lavoro e ho preso da sola un pullman semicama in direzione Terra del fuoco.

valparaiso

la funicolare

Per evitare di rimanere l’intera giornata sul bus decido di fare una sosta di due giorni a Pucon, ridente località turistica, ma anche molto cara, affacciata sul lago Villarica con l’omonimo vulcano. Qui le attività da fare sarebbero molte, dal trekking alle escursioni in bicicletta e poi rafting, kayaking e tanto altro, oltre ovviamente a rilassarsi sulle sponde del lago. Ma la mia priorità è quella di organizzare al meglio il resto del viaggio. Decido quindi di recarmi all’ufficio del Turismo per prendere informazioni su come potermi imbarcare su una nave mercantile per immergermi – con andamento lento – nella naturale bellezza dei fiordi cileni da Port Montt a Puerto Natales. A fine giornata finalmente ho i biglietti della Navimag in mano e il volo di rientro da Punta Arenas a Santiago prenotato, il resto sarà una continua scoperta. L’indomani mattina all’alba mi sarei imbarcata, potevo finalmente riposare e avevo scelto Casa Perla, un’abitazione adibita ad ostello.

Casa Perla è stata una soluzione economica e accogliente durante la sosta a Puerto Montt prima di imbarcarmi con la Navimag

il vulcano villarica

 

Trattandosi di una nave mercantile, i passeggeri a bordo non erano molti; probabilmente compreso l’equipaggio saremo state una cinquantina di persone, o forse meno. Nel corso della navigazione ho conosciuto altri con lo zaino in spalla che andavano all’avventura, tra i quali due ragazze inglesi, un australiano e un ragazzo svizzero, e quindi alla fine si è si è creato un bel gruppo di viaggiatori con lo stesso spirito di avventura. Ho sempre pensato che muovendosi da soli diventa naturale fare conoscenze e, talvolta, stringere amicizie che poi durano per sempre. Credo che dipenda dal fatto che viaggiando in coppia o in gruppo si tende a rimanere isolati nella propria cerchia, senza interagire con gli altri, mentre durante i viaggi in solitaria è facile aprirsi verso gli estranei lasciando cadere le barriere della diffidenza.

navimag biglietti in mano

la ciurma di nuovi amici

si salpa

 

sulla scialuppa

felice in navigazione

Ci aspettano quattro giorni di navigazione senza lussi, tra gli spettacolari fiordi della Patagonia fino a Puerto Natales. Preso possesso della piccola cabina, ovviamente da quattro posti condivisa, mi presento a coloro che saranno le mie compagne di stanza. La nave non farà nessuna sosta, se non una brevissima fermata nei pressi di Puerto Edén – paesino di pescatori che dista un giorno e mezzo di navigazione -, per rifornire gli abitanti di viveri e combustibile. In tutto vi abitano non più di un’ottantina di persone che vivono assolutamente al di fuori del mondo e questa nave è l’unico mezzo che hanno per raggiungere il resto del paese. Che avventura scendere nel mezzo dell’oceano con le scialuppe, tutti muniti di giacchetto salvagente per esplorare l’isola e incontrare i pochi che la abitano. Durante la traversata spesso il mare era mosso e ricordo che c’era gente che si sentiva male. Io avevo trovato un escamotage: quando vedevo che il mare era troppo forte mi sdraiavo e cercavo di immaginarmi cullata sopra un’amaca.

in navigazione

nuove amiche

Navigare tra l’oceano e le montagne è qualcosa che toglie il fiato. Ogni tanto con l’altoparlante ci fanno notare avvistamenti di balene in lontananza ma è difficile coglierle con uno scatto; all’improvviso ci informano che a breve ci troveremo nel punto più stretto, largo solo ottanta metri tra una parete e l’altra e non so ancora come l’imbarcazione riesca a passarci. Bellissimo ed emozionante.

il punto più stretto

l’isola di puerto eden in vista

Ormai con gli altri viaggiatori c’è affiatamento, quindi arrivati a Puerto Natales decidiamo di prenotare insieme un ostello in quanto la nostra prossima meta sarà Torres del Paine, uno dei parchi naturali più spettacolari di tutta la Patagonia da alcuni definita l’ottava meraviglia del mondo. Per ammortizzare le spese affittiamo una macchina, la mattina presto partiamo e in un’ora e mezza di viaggio siamo a destinazione. Attrezzati con il pranzo al sacco abbiamo dieci ore a disposizione per arrivare in cima e scendere prima che faccia buio, il percorso è tracciato e si può visitare in autonomia.

tramonto in navigazione

Nove chilometri di trekking per salire, altri nove ascendere. Lì sono iniziati i miei problemi, le prime cadute. Era il 2012 e di lì a poco mi avrebbero diagnosticato la sclerosi multipla. Vedevo che non riuscivo a tenere il passo degli altri compagni di viaggio, ma non volevo mollare. “Non vi preoccupate- ho detto -, andate, io poi vi raggiungo. È stata veramente dura, ma finalmente sono riuscita comunque ad arrivare in vetta ed è stata una grande conquista. Al mio arrivo i ragazzi con i quali avevo condiviso il viaggio in auto erano già alle prese con la discesa perché sarebbe arrivato presto l’imbrunire. La discesa è stata molto più veloce perché ruzzolando guadagnavo terreno e arrivavo prima a destinazione. Il percorso era scosceso, pieno di pietre. Però sono riuscita nel mio intento.

prima della salita sul Torre del Paine

sulla vetta, ce l’ho fatta

un gruppo di guanacos

Qualcuno che era stato lì prima di noi ci aveva raccontato che aveva avvistato il ghepardo, ahimè, non ho avuto la stessa fortuna. Però la cosa più bella è stata quella di vedere i guanaco, simili ai lama e anche una volpe che era intenta a spiarli. Da Torre del Paine l’ultima tappa è stata Punta Arenas, da dove poi ho preso il volo per tornare a Santiago.

risultato raggiunto

Il Cile non è un Paese economico, anzi è il più caro di tutto il Sud America, ma niente paura: basta volerlo e si possono trovare comunque i modi per viaggiare low cost, e saper cogliere al volo le coincidenze – come è capitato a me – aiuta molto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Post comment