TAIPEI, Agosto 2017. Qualcuno scrisse che non si torna mai davvero da un grande viaggio. Ecco, proprio in quel momento di “non ritorno”,  per caso, sento nominare quella che ricordavo essere la prima persona che mi aveva raccontato della sua incredibile avventura australiana.

Le invio un messaggio , immediatamente, e dopo 24 ore mi trovo seduta a prendere un caffé con lei dopo circa 20anni. Ma 20 anni o 2 a volte sono solo una manciata di secondi quando c’é empatia. I caffé si sono moltiplicati e mentre “non programmavo” un viaggio  in Africa, mi sono ritrovata su un volo diretto in India.

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Che meraviglia non avere mai idea di cosa succederà. Essere pronte agli inconvenienti, alle deviazioni di percorso dell’ultimo momento. Al programmare dettagliatamente mete e spostamenti e categoricamente fare l’esatto contrario. Io e Simona lo sappiamo bene.

Nate dalla stessa radice, nomadi per il mondo, ritrovate per percorrere un tratto di strada assieme, ed ora, di nuovo su strade diverse, ma in contatto.

 


La forza di alcune donne spaventa, a volte. Altre crea ammirazione, altre ancora genera invidia. Nella migliore delle ipotesi, stima immensa. Noi abbiamo scelto l’ultima e  quello che per altri era straordinario per noi era assolutamente normale. La diversità ci fa stare bene, ci tiene vive.

Una terza stravagante presenza con noi,  la carrozza, che senza vergogna ho usato per farmi un giro sotto gli occhi sconvolti dei passanti mentre la mia compagna di avventure si rimetteva in sesto per proseguire quello poi sarebbe diventato un altro grande viaggio.

È stato curioso per me assistere agli sguardi disarmati delle persone alla vista di due donne in viaggio da sole in un paese dove il binomio disabilità e donna, in certe aree, è il peggio che  possa capitare. Noi li abbiamo quasi  sempre ignorati, rare volte abbiamo provato a rinsavire le persone cercando di spiegare.

Ancora non ho capito bene quale uso fare della parola disabilità e soprattutto per chi! Inutile dire che quello che invece era molto chiaro per me, era il fatto di avere accanto una donna con una problematica seria e inesorabilmente progressiva. Ma, la parte migliore di questa vita è che quando ti si mostra il peggio arriva in contemporanea quell’immenso atto di umanità e amore disinteressato che rimette tutto in sesto.

Ora vado, altrimenti rischio di commuovermi e ho una strada da percorrere, in autostop, per cercare un posto da qualche parte dove passare un’altra  notte  da vagabonda, ovviamente!


Dove stiamo andando? Ancora non lo sappiamo e soprattutto non abbiamo bisogno di saperlo. Simo, ti aggiorno più tardi e fai la brava, zingara !!

Ti voglio bene, Raffaella