Ci sono viaggi che ne contengono altri, come una matrioska. Ero a Bali e ho fatto una chiacchierata via skype con George Hornby che con Pesci Combattenti e Effe Tv stava organizzando la realizzazione del film tratto dal libro scritto a due mani con la mamma, Simonetta Agnello Hornby.

La sua è una storia che assomiglia molto a qualcosa che conosco già. È il 2002 e George è felice. Come può esserlo un trentenne con una bimba di sei mesi e una promettente carriera nella city londinese. Lo ritroviamo quindici anni dopo in viaggio per l’Italia. Nel frattempo ha avuto un altro figlio, si è separato e ha smesso di lavorare. George non è più felice come da giovane, ora lotta per esserlo, per apprezzare la vita nonostante la sclerosi multipla. Una forma rara e progressiva, l’unica per cui non esistono farmaci, quella che ci accomuna e non fa sconti.

Al mio rientro dall’Asia ci siamo trovati a Roma e abbiamo trascorso un po’ di tempo insieme chiacchierando, delle fatiche per adattarsi ai cambiamenti, il dolore, lo slalom fra le barriere fisiche e culturali, mentre le telecamere riprendevano l’incontro.

Confesso che all’inizio non mi piaceva il titolo che notavo sulle t-shirt della troupe: Nessuno può volare, mi pareva un messaggio negativo, una limitazione. Poi Simonetta mi ha raccontato. “Non si è mai pronti alle avversità — dice — io però partivo in vantaggio, la mia famiglia ha sempre inteso la disabilità come impossibilità a fare, mai come simbolo d’inferiorità”.

Lo spiega bene nelle prime pagine del libro: della bambinaia claudicante dicevano “fatica a camminare”, di una zia cieca “non vede bene”, di un’altra sorda “bisogna parlarle ad alta voce”. Questa visione le offre speranza appena arriva la diagnosi. “Mio figlio chiamò dall’ospedale, ero a casa con la nipotina, la presi in braccio e andai in giardino. Guardando gli uccelli in cielo pensai che l’uomo non può volare e che George non avrebbe più camminato. Subito, però, si affacciò alla mente un altro pensiero: la malattia non gli avrebbe impedito di godersi la vita, c’è molto di più del volare e forse anche del camminare. Basta trovare quel di più”. Fino a una svolta: il viaggio, in sedia a rotelle, lungo la penisola. “Lui non conosceva il Bel Paese, io volevo vedere come vivono i disabili e intrecciare la visione che l’arte ha avuto della disabilità alla mia storia familiare”. Il viaggio, seguito da una troupe televisiva, e raccontato a due voci nel libro, è diventato anche documentario al quale ho avuto l’onore di partecipare. Devo a tal proposito ringraziare la troupe e la produzione, in particolar modo Francesca e Eva, per la pazienza e la disponibilità che hanno avuto con me che “non posso volare”…per il momento.

Sarà in onda su laF (Sky 139) mercoledì 25 ottobre alle ore 21.10- lungo il viaggio, diversi testimoni: il nuotatore Roberto Valori, nato senza gambe e senza un braccio, campione paralimpico a Barcellona 1992 e attualmente presidente della Finp (Federazione Italiana Nuoto Paralimpico); Filippo Tenaglia, programmatore informatico amante dello sport diventato non vedente a causa di una malattia; Simona Anedda, infaticabile viaggiatrice malata di Sclerosi Multipla, che le ha tolto l’uso delle gambe ma non la voglia di vivere e di scoprire il mondo; Manuela Migliaccio, bellissima ragazza amica di George che ha perso l’uso delle gambe in seguito a un incidente; Daniele Regolo, imprenditore di successo non udente dalla nascita e velista, impegnato nell’aiutare i disabili a trovare l’impiego adatto alle loro attitudini. Il documentario sarà proiettato in anteprima nazionale mercoledì 11 ottobre, dalle ore 20.30, presso la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli in Viale Pasubio 5 a Milano, alla presenza di Simonetta Agnello Hornby e di suo figlio George.