Di nuovo Delhi, come fosse un rientro alla base, a chiudere il cerchio di questo viaggio in lungo e in largo per l’India. La prossima tappa è già fissata, partenza il 15 aprile, volo per Kathmandu, in partenza dall’aeroporto di New Delhi, appunto.

Per salutare a dovere questo stupendo Paese mi sono addentrata nel cuore della sua capitale, lì dove la città è nata, lì dove “ma no è impraticabile non puoi andarci”, lì dove ancora a stento si reggono edifici e case di quando tutto è nato: la WalledCity, Old Delhi. La vera Delhi.

Ci pensa Elena ad aiutarmi a soddisfare questo ultimo desiderio indiano, la ragazza italiana che già durante la mia prima visita a Delhi mi aveva deliziato delle sue dettagliate e ammalianti storie sulla città, da bravissima guida turistica quale è, e della sua compagnia, da splendida amica che è diventata per me.

Appuntamento presto, alle 7 ci troviamo davanti al Turkman Gate, uno dei punti di accesso del distretto della Old Delhi.

Shahjahanabad, così era il suo nome quando è stata fondata dall’imperatore Moghul Shah Jahan, nella prima metà del ‘600.” ci spiega Elena attraversando il varco che ci fa oltrepassare le mura,  “Racchiude tutto ciò che è l’anima dell’India di quei tempi, della dinastia Moghul, del periodo della colonizzazione; se queste mura potessero parlare racconterebbero storie infinite, di tempi andati, di grandi palazzi dei nobili, di brulicanti mercati e dell’odore delle spezie.”

La città inizia a prendere vita, qualcuno già si da da fare, altri stanno tirando su le saracinesche, ed io sono già incantata e cerco di immortalare più dettagli possibili con la fotocamera del mio telefono, ma penso che nessuno schermo renderebbe fedelmente quello che vedono i miei occhi.
Qualcuno però sta immortalando me, per carità è successo più volte durante questo viaggio, sono consapevole di risultare “strana” da queste parti, ma questo non sembra il solito “paparazzo” e continua a scattare a ripetizione.

Elena gli fa un saluto con la mano e lui si avvicina: “Tranquilla Simo, quello è Mayank, un fotografo blogger di qui, è un mio caro amico te lo presento.”

Mayank è un ragazzo solare, mi sorride e scatta un’altra foto.

È uno scrittore, fotografo e fotogiornalista (come lo descrive wikipedia), e scrive di cultura, cibo e paesaggi letterari per importanti giornali locali come Hindustan Times e Mint. Ma è più conosciuto per il suo blog, The Delhi Walla, in cui a partire dal 2007 ha raccolto centinaia di storie, scorci della vita della città attraverso scrittura e fotografie. Questo fa Mayank, gira tutto il giorno per la città armato della sua Canon e immortala diapositive di quotidianità, cerca il particolare, trova il dettaglio. Oggi ha trovato me.

Con lui come nuovo aggregato, ci addentriamo nel vivo del Chandni Chowk, ci infiliamo nei suoi vicoli, svirgolando tra i primi banchetti di frutta, e i mercanti intenti scaricare gli scatoloni delle merci che tra poco saranno esposte alle migliaia di persone che ogni giorno affollano quello che è il mercato più grande del mondo.

Le strade sono strette e aggrovigliate, come i cavi della luce che si estendono per tutta l’area ,  sembrano fargli da tetto, come un’immensa ragnatela.

Questo è Chandni Chowk: un garbuglio di negozi e bancarelle che vendono di tutto, dai libri all’abbigliamento, dalle calzature ai prodotti elettronici, dall’oro all’argento, dal pellame ai gioielli, dagli arazzi agli oggetti di antiquariato, insomma tutto quant’altro vi possa venire in mente.

La passeggiata continua ed io sono ormai ingarbugliata tra odori e colori tanto quanto quei cavi sospesi sopra le nostre teste, il brusio della gente si fa più forte man mano che inizia ad affollarsi il mercato, i clic della fotocamera di Mayank di sottofondo ormai non li sento neanche più.

Arriviamo sulla Chawri Bazar, la strada principale della Old Delhi, la prospettiva della strada sembra sbattere su un “muro” rosso, è la Jama Masjid, la moschea più grande di tutta l’India.

Raggiungiamo l’estremità della strada e ci sediamo a bere un chai mentre il ritmo della Old Delhi ha preso il via e il flusso di persone, carri, tuk tuk e rickshaw è ormai quello di un fiume in piena.

Con il caos tutto intorno a noi inizio a chiaccherare con Mayank, ci raccontiamo di noi e dei nostri blog, gli mostro qualcosa del mio viaggio ed esce fuori lo spiacevole episodio del Taj Mahal, di fronte al quale rimane sdegnato tanto quanto me quel preciso giorno, dice che mi aiuterà, finisce il suo chai e cattura altre poche immagini, poi saluta e se ne va. “Farò qualcosa per te, te lo prometto” mi dice andando via. Lo fa il pomeriggio stesso, sull’Hindustan Times compare il mio viso, scrive di me, scrive del Taj Mahal, lo fa con parole che neanche io stessa sarei riuscita a trovare e qui colgo l’occasione per ringraziarlo.

E qui dovrei partire con i ringraziamenti in generale, visto che siamo alla fine di questo capitolo, ma non mi basterebbero i caratteri a disposizione per elencare tutte le persone fantastiche che questa avventura ha portato sulla mia strada. Grazie, alle cure del Kerala e alle amicizie nate lì che hanno dato il via a una rete assurda e incredibile di conoscenze sparse per ogni singola tappa di questo viaggio, ai preti di Bangalore e ai sorrisi dei loro bambini, ai ragazzi di Varanasi che hanno sopportato il peso della mia carrozzina lungo i gradini dei Ghat, a Marco che mi ha aperto la sua casa a Delhi e l’ha riempita di italiani pronti a consigliarmi su come proseguire, alla compagnia di Grey ad Agra e alle spalle forti di Massimo e Fabrizio a Jaipur, a Sonia e Luna per le giornate insieme trascorse a Pushkar e a Babu per aver trovato il modo di farmi vedere il Brahma temple anche se sembrava impossibile, e grazie ad Elena per tutto quello che ha fatto, in ultimo per questa splendida giornata. Ed infine grazie a voi, per avermi seguito fin qui. Ma come dicevo è la fine di un capitolo, ma il mio libro continua e la prima pagina ha già il suo titolo: Nepal.

Namastè India e shukrija per le emozioni e la vita che hai regalato ad una donna come me che si vedeva spegnere dalla malattia. Rimarrei ancora, ci sarebbe tanto altro da vedere, ma ora devo proprio andare perchè chi si ferma è perduto, ed io l’unico modo in cui voglio perdermi è vagando per nuovi posti da vedere.
Seguitemi ancora-  Simona.

6 Comments

  1. Cara Simona è un piacere conoscerti attraverso il tuo viaggio… in un paese che amo tanto.. È un piacere conoscerti.. Scoprire il tuo coraggio, la tua forza, la tua fiducia nella vita..Buon viaggio e buona vita..meraviglia.. Grazie!Namaste’!

  2. The cross of the roads is the place where I can find my best friend or the death. It dependends what my life wish more to find.

  3. Sono la mamma di Elena, da Venezia seguo la tua avventura e sono felice che Elen ti abbia conosciuto e siate diventate amiche.
    Buon proseguimento!

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