Da sette anni sono affetta da sclerosi multipla primariamente progressiva, non muovo più gambe e braccia, ma non per questo ho rinunciato alla mia passione per i viaggi. Sono in carrozzina e mi sposto con l’ausilio di un motorino. Viaggiare fa parte della mia vita da sempre. Perché non riesco a stare ferma? Amo il contatto con le persone, che incontro per caso e diventano amiche per sempre. Recentemente ho viaggiato per alcuni mesi tra India, Nepal e Indonesia e ora, anche se la malattia progredisce rapidamente, sogno il Macchu Pichu e vorrei partire per il Perù. Nel frattempo racconto dei miei viaggi con l’obiettivo di dimostrare, anche alle persone normodotate, che si può osare.

Secondment Risewise a Madrid

Per quattro settimane, dal 20 giugno al 21 luglio 2019, sono stata nella capitale spagnola per partecipare a Risewise, un progetto di cooperazione che si occupa di “Woman with disabilities in social engagement” (Donne con disabilità nell’impegno sociale): avviato dall’Università di Genova nel 2016, fino al 2020 interesserà atenei, associazioni e imprese di Italia, Austria, Svezia, Spagna, Portogallo e Turchia.  Così, dopo aver preso parte con AISM al corso Wat (Woman accessibility tourism) che mi ha permesso di testare l’accessibilità dei tour di Costa Crociere nel Mediterraneo, mi è stata prospettata la possibilità di recarmi in uno degli atenei che aderiscono a RiseWise.

Focus: il viaggio

Le mie condizioni fisiche non mi consentirebbero più di viaggiare sola, ma l’idea di rinchiudermi in casa non mi sfiora lontanamente. Quando si tratta di viaggiare non mi tiro mai indietro, anzi, nonostante il progressivo e inesorabile peggioramento della malattia ho sempre la valigia pronta, e non importa quale sia la destinazione. E proprio il viaggio è il focus della mia partecipazione al progetto Risewise; l’obiettivo è quello di condividere le esperienze da vagabonda che non si vuole arrendere alla sclerosi multipla, mettendo a disposizione di tutti il bagaglio colmo dei chilometri accumulati lungo le strade del mondo. È la volta di Madrid, con base alla Università Complutense, e mi guardo intorno.

Accessibilità

Testare l’accessibilità di Madrid, per una che è arrivata sull’Himalaya in sedia a rotelle, significa “giocare facile”. Appena sbarcata all’aeroporto ho potuto toccare con mano la qualità dell’assistenza a terra: due operatrici mi hanno seguita dalla scaletta dell’aereo fino all’uscita dallo scalo dove, con stupore,  ho trovato immediatamente un Eurotaxi attrezzato per la sedia a rotelle. Nessuna differenza di prezzo rispetto ai normali taxi: 30 euro fissi per la corsa dall’aeroporto alla città. In generale nessun problema di mobilità: marciapiedi perfetti, autobus moderni e dotati di rampa elettrica per la carrozzina e molte delle fermate della metro sono accessibili con ascensore. Il costo per l’abbonamento mensile per i mezzi è di 56 euro, meno di metà rispetto a molte città italiane tra cui Milano e Roma.

Riesco a muovermi quasi ovunque senza dover fare lo slalom tra gli ostacoli che invadono i marciapiedi. Certo, tutto è migliorabile. A bordo della metropolitana, ad esempio, non esiste una segnaletica che indichi quali siano le fermate dotate di ascensore, pertanto bisogna fare ricorso alle varie App disponibili per sapere se si può scendere o se, invece, si rischia di trovarsi di fronte a una scalinata insuperabile. Tuttavia, ammesso che si riesca a connettersi a internet, c’è sempre il rischio di scendere ad una fermata con l’ascensore fuori uso per manutenzione o guasti improvvisi. Questione secondaria e persino salutare per chi può usare le scale, non altrettanto per un disabile, una persona anziana o una donna con passeggino. Mi è capitato alla fermata La Elipa, dove sarei dovuta scendere per recarmi ad un incontro all’associazione sclerosi multipla. Fortunatamente ho trovato subito quattro ragazzi che mi hanno aiutata a salire in superficie sollevandomi di peso con la mia carrozzina per due rampe di scale, ovviamente contro il parere del personale della metro. Eppure la soluzione sarebbe semplice e poco costosa: dotare i pannelli informativi affissi in ogni vagone di una legenda che, in tempo reale, riporti il classico simbolo della carrozzina in corrispondenza con le fermate attrezzate. È una questione di cultura e rispetto per le diversità.

È stata un’esperienza importante, di cui racconterò ancora molto, ma intanto mi preparo per la prossima tappa del progetto: il Portogallo.

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